Cose che ho buttato giù lungo la strada: parole, persone, paletti..
La A.S.M.O. Productions
in collaborazione con
ARTErnativa
presenta
fegato di merluzzo
la saga che fa più danni ai nervi del trapano di un dentista cieco
Antonino Favazza ormai non ce lo caghiamo neanche più, invece sua moglie non ce la racconta tutta.
Sesta puntata
Come al solito Gianna non aveva gli spiccioli per il carrello, e li chiese a Ursula, che per tutta risposta guardava preoccupata la fila di persone che entravano e uscivano dalle porte a vetri del centro commerciale.
“Non preoccuparti, le porte si aprono e si chiudono da sole, c’è una cosa chiamata fotocellula che le fa aprire quando ci passa qualcuno davanti”, le disse Gianna per rincuorarla. Non servì a niente, Ursula aveva assunto la stessa espressione del marito, tanto che qualche lettore potrebbe pensare che si tratti di una malattia contagiosa, oppure che non so inventarmi niente di diverso.
“OH!”, le fece la Gianna scrollandola, e Ursula tornò in sé.
“Skusa Cianna, pensafo a mio marito. È ke non ce la faccio a saperlo a kasa tutto solo und preokkupato.”
“Povera cara, vuoi tornare a vedere come sta?”
“Nein, makari gli telefono”, concluse Ursula tirando fuori il cellulare dalla borsetta.
Composto che ebbe il numero lasciò che il piccolo apparecchio squillasse a lungo, quindi lo ripose senza ottenere risposta.
“Non risponte, propapilmente è ankora komatoso”.
“Cosa intendi fare?”, le chiese l'amica.
“Komprarmi un paio ti mutante und dei kaltzini”.
Le due donne entrarono, senza avvedersi che dietro un banchetto di assaggi gratuiti di Grappa Bombardona una ragazza brufolosa con un grosso apparecchio le stava osservando con gli occhi socchiusi, in un'espressione di autentica cattiveria. Appena furono scomparse dietro le porte scorrevoli la ragazza prese un telefono cellulare più piccolo di quello di Ursula e compose un numero, mettendosi una mano davanti alla bocca, come se qualcuno avesse potuto capire cosa diceva, povero personaggio bidimensionale vittima di manie di persecuzione.
Nel frattempo, all'ufficio postale, Carletto il postino aveva appena terminato il suo giro di consegne, e non erano neanche le dieci. La sua collega, Giantommasi Annamaria, da dietro lo sportello Pagamenti gli chiese come aveva fatto a metterci così poco, che di solito i postini prima di mezzogiorno l'una non staccano mai.
Il postino dai capelli rossi appese la giacca della divisa a un gancio dietro la porta, e osservò la sua collega cicciona che straripava dallo sgabello.
“Annamaria, a Santo Vito siamo un centinaio di persone, e non è che tutti ricevono la posta ogni giorno. Una volta che ho consegnato la bolletta del gas ai Garruso e agli Spinazza, la lettera del figlio militare alla vedova Minnicchio e i film porno al professor Molinari restano solo i ventuno vecchietti che devono ritirare la pensione. Venti sono qui, perciò deduco che la signora Tramaglia è malata o morta, e che io ho finito la giornata, e me ne vado al bar”.
Davanti allo sportello Pagamenti una fila di venti quasivivi digrignava le dentiere in un fastidioso scricchiolio, e subiva l'indolenza dell'impiegata senza poter reagire, in parte per il vetro antiproiettile che separava la cicciona dal loro desiderio di riscossa, in parte perché il movimento ondulatorio del triplo mento di Annamaria aveva un qualcosa di ipnotico, che richiamava alla mente l'immagine del deserto silenzioso, al tramonto, attraversato da lente colonne di cammelli.
Il primo della fila, spazientito, si mise a bussare con insistenza contro il vetro. Era il signor Armando Lopesco, lui ne deserto c'era stato davvero, e un terribile segreto albergava nel suo cuore.
Chi sta chiamando la ragazzina brufolosa?
Quale terribile segreto alberga nel cuore del signor Lopesco?
E come starà la signora Tramaglia?
Lo sapremo nella prossima puntata di..
Core Ingrato!
Ah no, volevo dire..
Fegato di Merluzzo!!
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fegato di merluzzo
una saga che andrebbe venduta in bustine perché dà assuefazione
Settima puntata.
“Beh? Che succede?”, chiese l'impiegata delle poste al signor Lopesco. Odiava che le si bussasse contro il vetro, restavano un sacco di ditate, e in un ufficio pubblico era una cosa che stava di un male..
“E' un quarto d'ora che aspetto, fra un po' mi spetterà anche la pensione del mese prossimo!”
“Alla sua età non dovrebbe avere fretta, che le fa male alle coronarie!”
“Alla mia età è meglio che mi sbrighi, che se aspetto ancora un po' è già l'ora del funerale!”
Annamaria sbuffò e prese dei moduli da un cassetto.
“Vecchio stronzo”, sibilò fra i denti.
In quel preciso istante il telefono dall'altra parte dell'ufficio squillò, l'impiegata chiamò Carletto affinché rispondesse, ma quest'ultimo, uscendo dal portone, fece ciao alla collega e sparì in strada.
“Mi scusi un istante”, disse l'impiegata al vecchietto, e alzò il culone dalla sedia, caracollando verso l'apparecchio.
Il signor Lopesco non ce la faceva più, doveva ancora passare in farmacia a comprare le pastiglie per la pressione, in edicola a prendere il giornale, al bar a fare la schedina, e andare a preparare il pranzo, e questa cretina gli stava facendo perdere un mucchio di tempo. Senza contare che a ottantacinque anni, quando ti scappa da pisciare, non puoi permetterti di aspettare di farla quando arriverai a casa.
Si battè una gamba con stizza, poi drizzò la schiena in una posizione di attesa, come aveva fatto tante volte, nella fredda notte africana, e si mise a scrutare l'orizzonte, non infinito e monotono come quello che aveva osservato per tanti anni, ma molto limitato, e occupato per buona parte dalla ciccia di un'impiegata pelandrona.
Nel deserto africano, quando sei di vedetta sugli spalti di un fortino, non puoi permetterti un secondo di distrazione. I guerrieri delle tribù locali sono astuti, ti si avvicinano in silenzio, travestiti da gelatai, e appena sei a tiro di schioppo si tolgono di dosso il camioncino col carillon e imbracciano il fucile, e prima che ti sia reso conto di quel che sta accadendo sei già lungo in terra, con un buco in mezzo alla fronte.
Dura vita quella del legionario, pochi la scelgono, ancora meno quelli che vi sono costretti per colpa di un bizzarro scherzo del destino, com'era capitato a lui, quasi cinquant'anni prima.
Certo, ora nei villaggi vacanze si sta attenti che le cartelle della tombola araba non si mescolino coi moduli di arruolamento volontario alla Brigata Suicida Leoni Del Deserto, soprattutto perché ci si è accorti che tanti turisti non riescono a distinguere gli uni dalle altre, ma ai tempi del suo viaggio di nozze queste premure erano considerate delle perdite di tempo, e una distrazione da niente poteva comprometterti la vita.
Quanti pianti si sarebbe fatto pensando alla sua giovane sposa lontana, se il suo superiore, il sergente Assassèn gli avesse permesso di piangere. Non poteva, la punizione per chi veniva sorpreso a versare una lacrima era una settimana chiuso nella buca del suggeritore al Teatro Petruzzelli, senza mangiare né bere, durante uno spettacolo di Garinei & Giovannini.
E non poteva neanche scappare, il più vicino centro abitato si trovava dopo 800 km di deserto, e l'unico autobus che ci arrivava passava dal fortino ogni giorno alle tre e mezza, proprio nell'ora in cui Armando era di turno alle cucine.
Il povero Lopesco fu costretto a dire addio a tutto ciò che amava, la moglie, il lavoro, la partita la domenica, per vivere un'esistenza dura e spietata, priva di soddisfazioni, irta di pericoli, senza un attimo di tregua, sempre sul filo del rasoio, in uno stato di perenne angoscia, senza altro affetto che quello cameratesco dei compagni d'arme, o quello infido dei pederasti nelle docce, dove ti conveniva tenere stretta la tua saponetta, se non volevi ricevere delle brutte sorprese.
Mentre stava in coda davanti al vetro e osservava l'impiegata spiegare alla madre come intendeva vestirsi per il matrimonio di sua cugina Concetta, la sua mente tornò a quel giorno in Africa, quando fu mandato a pattugliare la cresta rocciosa che le tribù locali chiamavano Murìammazzah, un luogo pericolosissimo popolato solo da serpenti velenosi, pantere sanguinarie e commesse di abbigliamento nel primo giorno di saldi.
Fu allora che la sua vita cambiò di nuovo, quando cadde in quella buca e andò a sbattere lo stinco su un pesante baule di ferro, sepolto là sotto da chissà quanti anni..
Cosa c'era in quel baule?
Come si vestirà Annamaria al matrimonio di sua cugina?
Dov'è andato Carletto il postino?
Lo sapremo nella prossima puntata di..
Fegato di merluzzo!!